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domenica 17 luglio 2022

Vittorio Emanuele III - 20 Lire "Littore"


Il Littore ed il Fascio Littorio

Questa moneta fu coniata in sostituzione dei biglietti di Stato a corso forzoso. Il Lanfranco, che allora era il direttore della zecca, scrive testualmente “La prima emissione di questa moneta è stata effettuata in occasione della celebrazione del VI annuale della Marcia su Roma, e porta, col millesimo 1927, le indicazioni dell’anno VI dell’Era Fascista. Prima però era stato coniato per esperimento un centinaio di pezzi coi coni definitivi, però coll’anno V e questi debbonsi considerare come campioni”. Pertanto, i pezzi datati 1927/V non risultano essere stati emessi per la circolazione, come non risultano neppure essere stati emessi per i numismatici. Considerata da molti una delle monete più rare del Regno. Moltissimi gli esemplari Anno VI 'truccati' per essere proposti come Anno V. Santamaria e Manfredini su tutti ne scrissero, in particolare il secondo notò il particolare delle firme 'ondulate' e 'tremolate'. Santamaria scrisse che per l'Anno V fu allestito un solo conio per i pochi esemplari battuti, riuscì ad esaminare una decina di esemplari ed in tutti era presente la 'tremolatura' delle due firme, mentre nelle monete Anno VI le firme sono nette e nitide.

Sono detti 'littori' perché portano fasci di verghe legate.
Su ordine dei magistrati infliggono percosse ai delinquenti

Il Fascio littorio

Qui ci interessa capire la provenienza del simbolo così come testimoniato da molte monete di Vittorio Emanuele III.
Il fascio littorio è uno dei primi simboli di Roma, insieme alla Lupa e all’Aquila, probabilmente ereditato dagli Etruschi. Rappresenta il potere, l’autorità dello Stato, simbolo della Roma repubblicana e del Diritto Romano. I funzionari principali della Repubblica Romana erano i magistrati ed i littori. Ai primi era assegnato l’imperium ossia il potere di giustizia e di comminare le pene. Ai littori toccava invece il compito di difendere il magistrato e di erogare le punizioni ordinate dal magistrato. Il littore, quindi, girava con un fascio di 30 verghe legato con lacci di cuoio in cui era infilata un ascia. Le verghe servivano per le fustigazioni dei rei e l’ascia per il casi più gravi in cui si doveva mozzare un arto o la testa per la pena di morte. Quindi il fascio littorio rappresenta da quel momento il potere e la giustizia; il fascio e l’ascia diventano simbolo della disciplina e del rispetto della legge (v. nella foto, in ordine: Pretore, Littore, Edile, Console).

Ed è proprio in rappresentazione di questi valori che il fascio littorio lo ritroviamo in moltissime monete di tutte le epoche e paesi. E’ presente in moltissime monete battute dalle Repubbliche nate in Italia a seguito della Rivoluzione Francese.

Rivoluzione Francese

1792 - 6 Denari

Repubblica Napoletana
In questa moneta della Repubblica Napoletana c’è l’immagine del Fascio Littorio e scure, attraversato da un’asta con in cima il cappello frigio simbolo di libertà. Nella legenda la scritta Repubblica Napolitana.

1799 - 6 Tornesi
Repubblica Napoletana


Repubblica Romana
E ancora un fascio littorio nel 3 baiocchi della Repubblica Romana del 1849 con l’immagine dell’Aquila che lo stringe tra gli artigli.

1849 - 3 Baiocchi
Repubblica Romana


Regno d’Italia
Nel periodo fascista, il regime che voleva richiamarsi agli splendori di Roma, lo ritroviamo un po’ ovunque sulle monete di Vittorio Emanuele III, ed in particolare è presente in tutte le monete battute a partire dal 1936, chiamate “Impero” per segnare la conquista d’Etiopia e il nuovo titolo assunto dal Re. Ovviamente per noi italiani che abbiamo subito le durezze e le barbarie del regime fascista, questo simbolo assume una valenza diversa che per altri; ed infatti è scomparso da tutta la monetazione della Repubblica.




Altri Stati
Diversamente è continuato e continua ad apparire su monete di altri stati. Così ad esempio nelle monetine degli Stati Uniti d’America (vedi “One Dime - Mercury”).


Simbolo del fascismo per noi italiani, il fascio littorio lo ritroviamo anche nelle monete di Cuba insieme al “Che”. Nel rovescio in questi Tre Pesos Cubani con l’effige di Ernesto Che Guevara sul diritto è visibile dietro lo scudo sormontato da cappello frigio e stella.


Personalmente, come simbolo lo trovo abbastanza inquietante; non mi piace l’idea di una giustizia ed un potere esercitati con la violenza della verga e dell’ascia, viatico poi d’ingiustizia e soprusi, di oligarchie e dittature. Ma il simbolo è antico, viene da tempi lontani, ha una sua storia, un suo percorso. Piaccia o non piaccia, la storia non si cancella. (Articolo tratto dal sito: http://grammidistoria.wordpress.com /2010/05/27/simboli-antichi-e-polemiche-recenti-4gr/Posted on 05/27/2010by grammidistoria).

Scheda tecnica della moneta 20 Lire "Littore" - Vittorio Emanuele III:

 

Dritto
Testa del Re a destra, intorno VITTORIO • EMANUELE • III • RE •

Verso
Figura di un vigoroso nudo di giovane littore che, in piedi davanti alla gran Madre Italia assisa, saluta romana-mente col braccio sinistro, mentre con la mano destra impugna il fascio littorio. L'Italia impugna nella mano destra una fiaccola e poggia il braccio sinistro sullo scudo sabaudo della croce. Nel campo, ai lati della figura, A.VI / 1927 // R. Nell'esergo, L. 20 e, più a destra, G • ROMAGNOLI // A • MOTTI INC •.

Coniata dal 1929 fino al 1934 per collezionisti numismatici R3 (tiratura 50 Pz.)

1a Classe (nessun difetto di conio)            Regio Decreto n. 1148 del 23 Giugno 1927 e n. 1916 dell’8 Settembre 1927

Contorno: rigato

Assi: alla francese

Nominale: 20 Lire

Materiale: Argento (Ag) 835/1000

Diametro: 35,5 mm

Peso: 15 gr.

Modelli: Giuseppe Romagnoli

Incisore: Attilio Silvio Motti

 

Anno

Cod.

Zecca

Sigla

Rarità

Tiratura

Conservazione

1927 VI

G135 036

Roma

G ROMAGNOLI A MOTTI INC

C

3.518.102

 

1928 VI

G135 037

Roma

G ROMAGNOLI A MOTTI INC

NC

2.486.898



sabato 9 giugno 2018

Vittorio Emanuele III - 5 Lire "Aquilino"


Simboli, Segni ed Allegorie

L’Aquila tra mitologia ed esoterismo 
Parleremo della maestosa Aquila (Aquila reale, Aquila chrysaetos - Aquila marina testa bianca, Haliaeetus leucocephalus). 

L'Aquila e il suo simbolismo

La maestosità dell'Aquila ha fatto sì che quest’uccello sia stato adottato come simbolo fin dall'antichità dalle più svariate culture. Due esempi su tutti: l’aquila reale con le ali spiegate fu utilizzata come simbolo dell’Impero Romano e l’aquila calva (o testa bianca) è il simbolo degli Stati Uniti d’America. 

>>> Nel terzo millennio a.C., presso i babilonesi, l’aquila bicipite era associata a Ningirsu di Lagash, il dio delle tempeste della guerra e della fertilità. 

>>> Presso gli antichi egizi l’aquila rappresentava la materializzazione del dio Mendes, rappresentante del dio sole. In generale, nella mitologia egizia, l’anima veniva spesso rappresentata sotto le sembianze di un uccello simile a un’aquila o a un falco, come uccello-anima (Ba).

Tale uccello aveva il compito di
accompagnare i defunti nell'aldilà. 

Non a caso, all'interno dei sarcofagi di alcune mummie, e in particolare posti tra i bendaggi, sono stati ritrovati gioielli preziosi rappresentanti gli uccelli-anima. Tali amuleti avevano la funzione di far sì che l’anima si ricongiungesse con il suo corpo mummificato. Il Ba, intesa come anima, assumerà la forma di un uccello e spiccherà il volo al momento della morte.

L'entità egiziana BA nella sua forma d'aquila

>>> Nella mitologia greca l’aquila era sacra a Zeus (e successivamente a Giove per i romani) che, spesso, ne assumeva la forma per mostrarsi agli uomini. 
Baiocco - Seconda Rep. Romana 1849 

L'aquila è presente nel mito greco di Prometeo, il titano che, con atto d’intollerabile ribellione, aveva rubato agli dei il fuoco della conoscenza per donarlo agli uomini. 

La vendetta di Zeus però non si era fatta attendere, infatti, Prometeo fu incatenato a una rupe del Caucaso, dove ogni notte un'aquila, messaggera di Zeus, andava a mangiargli il fegato che per i greci rappresentava, assieme al cuore, la dimora dei principi vitali. Il fegato di Prometeo però di giorno ricresceva, preparandolo a nuovi supplizi notturni. Aristotele, Platone e Plinio scrissero che le aquile che fossero riuscite a superare l’infanzia avrebbero vissuto per lungo tempo. 


>>> Nella mitologia nordica, in particolare quella vichinga, l’aquila ha un ruolo fondamentale e molteplice.

Da evidenziare sicuramente la figura del gigante Thiazzi che assume la forma di un’enorme aquila per mostrarsi al dio Loki e per costringerlo, con la forza, a farsi consegnare la dea Idhuun che possedeva le mele della vita eterna.

>>> L’importanza dell’aquila nella vita dei vichinghi è ben comprensibile anche da alcune pratiche che essi utilizzavano per vendicarsi dei traditori e dei nemici. Prima su tutte la pratica detta “aquila di sangue”, utilizzata come sacrificio al sommo dio Odino, un metodo di tortura che consisteva nell'aprire il dorso della vittima e rompere le costole per farle assomigliare ad ali insanguinate: in seguito dalla ferita venivano estratti i polmoni e sulle ferite veniva posto del sale sulla ferita. 

Antiche credenze egizie affermavano che ogni dieci anni un’aquila sorgesse dalle fiamme dell’inferno per immergersi nell'acqua e acquisire così nuova vita.


L’aquila come divinità era utilizzata ampiamente sia dai Greci che dai Romani. 


Pare che un’aquila sia apparsa alla nascita di Alessandro Magno e, secondo una diffusa tradizione, nel 331 a.C., un veggente che cavalcava accanto ad Alessandro gli predisse che sarebbe stato vittorioso su Dario poiché aveva visto un’aquila: un presagio di sicura gloria. 


L’aquila è stata comunemente associata a grandi personalità della storia e a grandi condottieri: pare che Re Artù abbia vissuto in una caverna sorvegliata da aquile e che prima delle battaglie di Napoleone un’aquila volasse nei cieli. 


Fu lo stesso Napoleone a sostituire il tradizionale simbolo della Francia rappresentato dal gallo, con quello di un’aquila.


L'Aquila nelle sacre scritture

Numerose anche le citazione bibliche dell’aquila; tra queste vogliamo ricordare Esodo 19:4 e Deuteronomio 32:11, 12): pari all'aquila che desta la sua nidiata, si libra a volo sopra i suoi piccini, spiega le sue ali, li prende e li porta sulle penne.

L’aquila quindi come rappresentazione di Dio stesso: Egli nominò l’aquila parlando con Giobbe per insegnargli l’umiltà (Giobbe 39:27): e forse al tuo comando che l’aquila si leva in alto?. 

Ezechiele sostenne di aver visto il carro della somma gloria divina condotto da quattro esseri misteriosi ognuno dei quali aveva quattro volti: d’uomo, d’aquila, di leone e di toro. Una metafora che alludeva agli evangelisti. 

Lo stesso concetto, seppur semplificato, è ripreso anche da Giovanni nell'Apocalisse (Apocalisse 4,6-7), il quale sostiene che i quattro esseri viventi che conduce il trono divino hanno l’aspetto di un uomo, di un leone, di un toro e di un’aquila. Ognuno di questi esseri è considerato il più forte della propria specie. 

L’importanza di quest’animale si evince anche dal fatto che l’aquila (l’occhio che fissa il sole) rappresenti uno dei quattro Apostoli, ossia Giovanni. Non a caso il suo Vangelo (Giovanni 1,1) inizia con l’estasi-ammirazione nei confronti di Dio: “In principio era il Verbo”. 


Per i cristiani, infatti, l’aquila simboleggia la resurrezione perché è l’unico uccello che possa guardare fisso il sole. 


>>> Anche Dante Alighieri nella Divina Commedia, nomina spesso l’aquila: in particolare nel verso 48 del Primo canto del Paradiso, egli scrive: 
Aquila sì non gli s'affisse unquanco. Il sommo poeta utilizza l’allegoria dell’aquila riferendosi alla sua guida nel Paradiso, Beatrice, capace di contemplare il sole con profondità e immobilità. 
Un’altra tradizione sostiene che Adamo ed Eva non perirono, ma furono trasformati in aquile per poter vivere in eterno su un’isola al largo della costa irlandese. 

L'Aquila come Totem nelle culture indiane d'America 

Presso le tribù native americane l’aquila era un importante animale totemico, infatti, le sue penne, erano utilizzate come indumenti, copricapo e altri oggetti cerimoniali. Solo i più meritevoli, fieri e coraggiosi delle tribù potevano adornare il capo con le penne di quest’uccello. 

A tal proposito è necessario comprender cosa sia un totem: la parola totem deriva dagli indiani Algonchini e, tradotto, assume il significato di spirito protettore. 

Gli spiriti totem, dal punto di vista mistica, rappresentano il destino comune che unisce gli animali agli uomini. L’animale totem assume le sembianze di antenato e alter ego animale (che ognuno di noi ha) e, in quanto tale, deve essere protetto e non può essere mangiato. Gli spiriti totem proteggono l’uomo che si affida a loro, che li onora e venera. Non a caso nel palo totem, avente funzione protettiva per le popolazioni indiane, l’animale seduto nella parte sommitale del palo era proprio un’aquila. 

Sempre secondo i popoli della prateria e dell’America del Nord gli animali forti come l’aquila vivono nell’aldilà e la loro presenza, percepibile nella nostra quotidianità, influisce favorevolmente sulla nostra vita. 

Secondo la tradizione Cherokee, compito arduo era considerato andare a cercare le penne dell’aquila necessarie per la sacra danza dell’aquila. Il cacciatore doveva recarsi da solo sulle montagne per quattro giorni, senza mangiare e pregando. Per attirare l’aquila si poteva utilizzare una carcassa di cervo e, tramite canti magici, una volta uccisa, l’aquila veniva lasciata sul luogo della morte in modo da poter celebrare successivamente sacri riti. 

Presso i nativi dell’America del Nord (per esempio Navajo) era credenza diffusa che l’aquila del Sud-Ovest fosse un messaggero inviato dagli dèi. Gli Hopi a febbraio prendevano alcune piccole aquile dai loro nidi per portarle nei villaggi e allevarle con cura, viziarle e regalandole anche piccoli doni. In estate poi, durante il periodo delle cerimonie, erano condotte nelle grotte rituali e lì sacrificate assieme ai giocattoli regalati. Scopo di questo sacrificio era di far raccontare alle aquile degli uomini agli dèi e chiederne aiuto e grazia. 

Similmente alle popolazioni indiane delle regioni meridionali, quelle del Nord-Ovest pensano che l’aquila sia l’uccello che si trova a diretto contatto con il Grande Spirito e che possa volare fino alle sfere celesti: questo perché il coraggio spirituale di quest’animale è molto forte e rasenta il divino. 

I guerrieri che indossavano piume di aquila s’identificavano con la potenza del dio aquila che infondeva in loro forza e coraggio, e le cuffie di piume simboleggiavano l’uccello e il tuono mentre, le singole piume, erano la trasposizione dei raggi di sole. 

Nella tradizione indiana si ritrova una similitudine con quanto già detto circa il concetto espresso da Giovanni Apostolo, in altre parole che l’aquila è in grado di guardare direttamente il sole: essa è in grado di avvicinarci al Grande Spirito e, quindi, a farci unire alla nostra anima. 

Aquila come talismano, amuleto, in massoneria e nei sogni 

Secondo la tradizione indiana, l’aquila come talismano aiuta ad avere visioni ed essere illuminato, a sviluppare le capacità tipiche di quest’uccello come la capacità di difendere, la costanza, la forza, l’agilità, la velocità, la capacità visiva di osservazione e la percettività, di raggiungere un livello di comprensione elevato, di farci sentire uniti al Grande Spirito, di affidare i nostri problemi agli spiriti celesti per trovare soluzioni. Come amuleto ha lo scopo di proteggere dalla paura, dalle crisi di fede e, dal punto di vista materiale, di proteggerci dai fulmini

Nella tradizione e nella superstizione europea centro-meridionale si dice che per allontanare gli spiriti maligni da una stalla, è sufficiente inchiodare un’aquila alla porta e che se un uomo mangia il suo cervello quando è ancora caldo, egli sarà in grado di avere visioni straordinarie. 

E ancora, se un uovo di aquila viene mangiato da due persone, certamente i demoni si allontaneranno senza fare più ritorno. 
Un’altra tradizione gallese asserisce che non si deve mai rubare un uovo da un nido d’aquila, altrimenti non si troverà mai pace fino alla morte. 

L’aquila bicipite infine, utilizzata da tempi remoti dalle più svariate popolazioni e rappresentante il principio della dualità, rappresenta uno dei simboli più importanti della massoneria e di varie società segrete. 
Nella massoneria scozzese essa rappresenta il trentaduesimo e il trentatreesimo grado del rito scozzese: entrambi numeri dal profondo significato cabalistico dal punto di vista massonico (trentadue, per esempio, sono i sentieri dell’Albero della vita). Solitamente, nel rito scozzese, l’aquila bicipite è rappresentata con il numero trentadue inserito all’interno di un triangolo e che tiene negli artigli un cartiglio con la scritta latina “Spes mea in Deo” est, ossia “la mia speranza è in Dio”: un Dio differente dalla concezione biblica. 
Ultima curiosità degna di nota è che sulle banconote da un dollaro americano sia raffigurata un’aquila ad ali spiegate che ha esattamente trentadue piume. 

Le caratteristiche di forza e coraggio dell’aquila si ritrovano anche nell'interpretazione dei sogni. Sognare un’aquila in volo indica ambizione ed è di buon auspicio, sognarla ferita indica invece una grossa perdita di denaro e vederla morta presagisce rovina. (Articolo scritto da Ottavio Bosco - Simbolo animale: significato dell'Aquila tra mitologia ed esoterismo).

Scheda tecnica della moneta denominata "Aquilino"

   
VITTORIO EMANUELE III
5 Lire – Aquilino
Dritto
Verso
Testa del Re volta a sinistra intorno VITTORIO EMANUELE  II  RE  D'ITALIA  Sotto i nomi dell'incisore Attilio Silvio Motti (A MOTTI INC.) e dell'autore Giuseppe Romagnoli (G ROMAGNOLI) sovrastati da .
Aquila ad ali leggermente spiegate che ghermisce un fascio orizzontale. In esergo indicazione del valore (L  5) a sinistra dell'aquila su due righe millesimo e segno di zecca (R).
Moneta da 5 lire detta anche aquilino o aquilotto. Dal 1931 al 1935 coniata esclusivamente per i collezionisti. “Ci sposammo in febbraio e il matrimonio mi costò un aquilotto e dovetti insistere perché il prete accettasse la mia spontanea offerta. Un'offerta modesta ma giusta perché il matrimonio - pur essendo risultato uno dei più solidi del secolo - non valeva effettivamente più di cinque lire”. Giovannino Guareschi, Un matrimonio da un "aquilotto", Vita in famiglia, 1968
2a Classe (debolezze sul contorno)                                                             Regio Decreto n. 1651 del 30 Settembre 1926
Contorno: In incuso il motto FERT contornato tra rosette e nodi Savoia.
Assi: alla francese
Nominale: 5 Lire
Materiale: Argento (Ag) 835/1000
Diametro: 23 mm
Peso: 5 gr.
Modelli: Giuseppe Romagnoli
Incisore: Attilio Silvio Motti
Anni di coniazione: dal 1926 al 1930
Pezzi totali coniati: 152.611.000
Tutti gli anni sono comuni tranne il 1926 ed il 1928 che sono rari (R)

venerdì 20 aprile 2018

Vittorio Emanuele III - 20 Centesimi "Esagono"



Simboli, Segni ed Allegorie nelle Monete
L’Esagono ed il suo culto

Prima di parlare di questa monetina da 20 Centesimi 1918 "Esagono", da un punto di vista tecnico e numismatico, vorrei soffermarmi sui suoi simboli. La moneta a prima vista non ci dice un granché. Mi sono sempre chiesto cosa poteva significare quel grande esagono. Oltre all'esagono vi erano poi altri simboli e così ho incominciato a creare un possibile approccio interpretativo. L'artista che l'ha creata, certamente, non li ha messi per caso. Vediamoli allora e cerchiamo di interpretarli. Come abbiamo detto riscontriamo: 
un grande esagono circondato da una corona di alloroLa corona di alloro era, per gli antichi romani, un ornamento che veniva posto sul capo dei poeti e dei generali vittoriosi. In latino la corona di alloro era detta laurus o laurĕa, che indicava anche la pianta di lauro e, per estensione, la vittoria. Dalla parola laurĕa deriva il significato moderno di “laurea” (titolo di studio), e il “laureato” (in latino laurĕātus) è appunto colui che porta la corona di alloro, come i dotti e i poeti. La corona di alloro è un importante simbolo iconografico. Dante Alighieri, Gaio Giulio Cesare e anche Napoleone Bonaparte vengono spesso raffigurati con la corona di alloro sul capo.
Veniamo ora al simbolo dell' EsagonoL’esagono viene definito da Pitagora come il simbolo della creazione. Per molti, invece, ha molteplici significati; per esempio per gli Ebrei l’esagono era lo Scudo di Davide. Altri parlano di "culto dell'Esagono"

Il Culto dell'Esagono

"Insieme al Culto Solare e della Luna, quello di Saturno risulta essere tra i più antichi al Mondo, così ben radicato nelle tradizioni che ancora oggi, sembra non essersi del tutto estinto, ma addirittura continuerebbe a perpetuarsi con forme e modalità diverse, più o meno esplicite ed evidenti. Saturno ha assunto sicuramente svariate forme e nomi durante il corso della storia umana, è stato Kronos per gli antichi Greci, Seth per gli egiziani, El per i popoli di origine semitica, il Signore degli Anelli per i Celti (e poi come abbiamo visto per Tolkien), e la sua simbologia circolare, del tutto simile agli anelli che circondano l'omonimo pianeta, si riscontrano anche in una millenaria ritualistica...".

... dalle fedi nuziali che sanciscono le unioni, le aureole dei santi o quelle presenti anche dietro le antiche croci celtiche, ma discende anche il considerare il sabato, il sesto giorno della settimana, quello più quotato per 'riposare' e festeggiare, proprio come fece il biblico YHWH.

Moneta da 1 Euro della Francia ove si nota un Esagono
In epoca romana, Saturno era considerato un Titano, sovrano del Tempo, della Terra e della Materia, proprio come il Demiurgo (1) di idea platonica, e nel suo nome, Cronos, da cui deriva il sostantivo Corona, quindi al copricapo reale, ci si rivolgeva a lui anche per una 'divina sentenza della prima ora', corrispondente alla giornata del sabato. I Romani, inoltre, celebravano Cronos durante la Festa dei Saturnalia che si tenevano al solstizio invernale. 

“Saturno era celebrato insieme alla nascita del nuovo Sole, durante il solstizio invernale, ovvero nel periodo di Natale: in questa festa chiamata Saturnalia si propiziavano periodi prosperi in cui non fosse necessario lavorare la terra. Perciò durante la ricorrenza uno schiavo veniva vestito da re per un giorno e gli venivano dati frutti e cibo.

“Nell'insieme di tutte queste mitologie si riscontra, però, una particolarità di non poco conto, ovvero che a lui veniva associata una forma geometrica, quella di un Cubo dal colore nero. Come abbiamo già letto, il Cubo è un solido platonico che il filosofo aveva associato a quelle forme che il Demiurgo ha utilizzato per plasmare l'Universo, nelle tradizioni misteriche, e guarda caso, in ogni epoca raffigurava il simbolo della Materia, opposto alla sfera, che rappresenta lo Spirito.

CUBO = Materia
SFERA = Spirito
Del resto, tale simbolo (cubo), spesso associato all'esagono, è possibile rinvenirlo un po' ovunque nel Mondo, sia nell'iconografia ebraica come in quella mussulmana (pensate alla Kaaba della Mecca) e che in un sincretismo senza precedenti, la Kabbalah sarebbe nientemeno che il culto esoterico a il “Dio Cubo”

 
Ora, se si sottrae la tridimensionalità alla rappresentazione di un cubo si ottiene un esagono, mentre applicando la terza dimensione ad un esagono, si forma un vero e proprio Cubo, ovvero, 6 lati monodimensionali per così dire 'proiettati' nella terza dimensione.  
In base alle conoscenze e dissertazioni cabalistiche, si riscontra ad esempio una speculazione circa queste proiezioni, come il 6° giorno della settimana, il 6° pianeta del Sistema Solare, la Stella di David a 6 punte con all'interno un esagono, ipotizzando così che il famigerato 'Numero della Bestia' che viene menzionato nientemeno che nell'Apocalisse di Giovanni (13,16-18), il 666, corrisponda al nome della Bestia che divora e devasta, così come nel Vecchio Testamento, tale numero corrisponda alla somma dei proventi in oro percepiti in tasse da Re Salomone (Re, 10,13:16-Cronache 9,13:14). Del resto, anche nelle moderne e attuali istituzioni mondiali, crocevia delle finanze di mezzo Mondo come la sede delle Nazioni Unite (ONU) a New York, nella “Meditation Room” è stata allestita una scultura cubica, come davanti alla sede dell’Apple Store, sempre nella grande mela, campeggia l'enorme scultura di un Cubo nero! 

Ma come se non bastasse, 
anche la natura ha voluto metterci la firma
… e che firma!

Circa trent'anni fa, negli anni '80, la connessione tra il pianeta Saturno e la figura dell'esagono fu avallata da una scoperta astronomica senza precedenti, quando due sonde del programma Voyager, fotografarono una struttura perfettamente esagonale presente nei pressi del polo nord del pianeta, rilevata in seguito dalla sonda Cassini. Pensate che i lati di questa gigantesca struttura sono lunghi circa 13.800 km, più del diametro della Terra, ruota con un periodo di 10h 39m 24s, ovvero con lo stesso periodo dell'emissione radio interna del pianeta, e non si sposta longitudinalmente come le altre nuvole presenti nell'atmosfera… 
È mai possibile che già 5 mila anni fa, l'umanità, o una parte di essa, fosse a conoscenza di questa caratteristica morfologica nell'atmosfera del pianeta Saturno, al punto da raffigurarlo e farne un simbolo esoterico e religioso? Ma anche il Cinema doveva metterci lo zampino e quando un genio creativo come Stanley Kubrick, decise di portare sul grande schermo, nel 1968, nientemeno che un celebre romanzo di fantascienza di Arthur C. Clarke, creò un cult movie come “2001: Odissea nello Spazio”, nel quale viene raccontata la manipolazione di un gruppo di scimmie da parte di un Monolite di colore nero (che si scoprirà essere un'avanzatissima Civiltà Extraterrestre) e che proprio tra la nostra Luna e Saturno (nel film sarà sostituito con Giove), troverà il suo pianeta finale di destinazione per il protagonista. 


Alla fine, attraverso le nostre instancabili ricerche, abbiamo scoperto che dietro questo filosofico sincretismo si cela una realtà molto più ampia, articolata e così complessa, che al genere umano è pressoché sfuggita nella sua totale comprensione, almeno sino ad oggi, dove seppur all'apice si trovi una sorta di padre putativo incarnato da questo Demiurgo, Signore della Materia, a più livelli discendenti, sono poi apparsi tutta una serie di suoi innumerevoli emissari, che per così dire hanno costituito dei loro gruppi di potere, seppur a lui direttamente o indirettamente devoti (Articolo tratto dal Web "Il Culto dell'Esagono" di Federico Bellini).



(1) Il demiurgo è una figura filosofica e al tempo stesso mitologica. E’ un essere divino dotato di capacità creatrice e generatrice, descritto la prima volta da Platone nel Timeo. Il termine greco da lui usato è dēmiurgòs, composto da dèmios, cioè "del popolo", ed èrgon, "lavoratore", quindi lavoratore pubblico o compositivamente artigiano.
Il culto di Saturno . . .


Scheda tecnica della moneta



VITTORIO EMANUELE III (1900 – 1943)
Regno d’Italia
20 Centesimi - Esagono
Dritto
Verso
Scudo Sabaudo coronato tra rami di alloro e quercia. In alto la scritta REGNO D'ITALIA, in basso le iniziali dell'autore Attilio Motti (A.M.).
Esagono circondato da una corona di alloro. All'interno dell'esagono [1] su tre righe valore (CENT. 20) e data. In basso segno di zecca (R).
A causa della penuria di nichelio dovuta agli eventi bellici, nel 1918-1919 fu coniata riutilizzando i vecchi nichelini di Re Umberto. È abbastanza frequente intravedere tracce del vecchio conio. Inoltre, ulteriore lascito dei vecchi nichelini, alcuni esemplari presentano il bordo rigato o comunque con tracce di rigatura. Per l'anno 1920 viceversa la variante con bordo rigato è rarissima in quanto furono prevalentemente utilizzati tondelli nuovi.                                             
2a Classe (si intravede il vecchio conio)  Regio Decreto n. 2111 del 30 Dicembre 1917
Contorno: Liscio
Assi: alla francese
Nominale: 20 Centesimi
Materiale: Nichelio (Ni) 250/1000 e Rame (Cu) 750/1000
Diametro: 21,3 mm
Peso: 3,90 / 4,00 gr.
Modelli: Attilio Silvio Motti
Incisore: Attilio Silvio Motti

Anno
Cod.
Zecca
Incisore
Rarità
Tiratura
Conservazione
1918 2
G161/214 (liscio)
Roma
Attilio Silvio Motti
C
43.097.000
BB
1918 
G161/214a (rigato)
Roma
Attilio Silvio Motti
NC
compreso
1919 2
G161/215 (liscio)
Roma
Attilio Silvio Motti
C
33.432.000
MB -
1919
G161/215a (rigato)
Roma
Attilio Silvio Motti
NC
compreso
MB -
1920
G161/216 (liscio)
Roma
Attilio Silvio Motti
R
923.000
MB -
1
I millesimi 1818 e 1819 possono presentare forti oscillazioni rispetto al peso ufficiale.
2
La variante con bordo rigato è da considerarsi avente rarità R



[1] L’esagono viene definito da Pitagora come il simbolo della creazione. Per molti, invece, ha molteplici significati; per esempio per gli Ebrei l’esagono era lo Scudo di Davide.